Lussazione di spalla: quando e quale intervento?


L’articolazione della spalla è una delle più insatbili del corpo umano, un esempio esplicativo si può fare paragonandola a una pallina da golf appoggiata sul tee.

Le opinioni in merito a qunado intervenire chirurgicamente sono diverse ma il dato fondamentale è che se una spalla è instabile prima si agisce e megliori sono i risultati.

Le problematiche nascono allorquando bisogna decidere se operare per via artroscopica (attuale e moderna tecnica) oppure “ a cielo aperto” mediante taglio della cute.

In un recente lavoro del 2014,  Nicholas G.H. Mohtadi  ha riportato  uno studio clinico su pazienti affetti da instabilità di spalla ed operati con tecnica artroscopica o artrotomica. Tale lavoro, pubblicato su The Journal of Bone and Joint Surgery”, riporta i risultati dell’indagine ed ha come endpoint la qualità della vita a due anni rispetto alle due tecniche chirurgiche.

La riparazione chirurgica di instabilità di spalla può essere attuata per via:

  1. Artroscopica

In questo caso si utilizza una strumentazione chirurgica adeguata, che prevede l’utilizzo di fibre ottiche, con una ridottissima incisione cutanea. La via artroscopica offre molti vantaggi:  tempi operatori brevi, ridotta perdita di sangue, minima cicatrice cutanea, ridotto dolore post operatorio, migliore conservazione dei tessuti.

  1. Artrotomica

E’  una tecnica tradizionale che prevede un’ampia incisione cutanea al fine di ottenere un’esposizione ampia del piano chirurgico. La via artrotomica viene scelta dal chirurgo dopo precise valutazioni. In generale si può affermare che questa tecnica è maggiormente indicata per pazienti con rilevanti problemi capsulari, lassità capsulare, lesione “bony Bankart”, sofferenti di artrite gleno-omerale, associata a lesione della cuffia dei rotatori o in presenza di una proprietà scadente dei tessuti.

La scelta di quale tecnica chirurgica da utilizzare è subordinata a:

  • Età del paziente
  • Numero di lussazioni
  • Sintomatologia dolorosa
  • Impedimento nell’attività di lavoro o sportiva
  • Tipologia della lussazione e lesioni correlate

ma resta sempre oggetto di controversie legate principalmente alla scuola di pensiero. La tendenza degli ultimi anni è che sia personalizzata per quel paziente.

L’articolo offre un prezioso spunto di riflessione riguardo alla scelta di quale tecnica utilizzare. Infatti, nonostante gli sviluppi tecnologici che hanno consentito di avere una strumentazione sempre più all’avanguardia per entrambe le tecniche, molta controversia c’è ancora sui risultati della stabilizzazione della spalla effettuata per via artroscopica o artrotomica.

Lo studio è stato effettuato rispettando tali parametri:

  1. arto colpito senza vincoli se dominante o non dominante.
  2. intervento eseguito dopo un lasso di tempo dall’infortunio di circa 75 mesi.
  3. età media  tra i 20 e i 36 anni
  4. maschi e femmine.

Lo studio conclude riportando punteggi WOSI (WOSI è uno strumento progettato per l’auto-valutazione della funzionalità della spalla per pazienti con instabilità) leggermente migliori per la tecnica artroscopica ma non significativamente più alti rispetto alla tecnica artrotomica; il ROM (range of motion)  tra le due procedure è stato analogo tra i gruppi ma il gruppo con riparazione artroscopica ha mostrato una ridotta rotazione verso l’esterno della spalla. Una dato su cui riflettere è che nei due gruppi, non è stata evidenziata nessuna differenza della qualità della vita tra i pazienti.

Altri dati che emergono da questo studio sono:

  1. rischio di maggiori complicanze per gli interventio chirurgici effettuati a cielo aperto ma tutte completamente risolte;
  2. si raccomanda la riparazione a cielo aperto per ridurre l’instabilità recidivante in pazienti maschi più giovani (25 anni di età) con una lesione Hills-Sachsspalla-03

Articolazioni e Tendini: incontro di aggiornamento Ischia 2016


IMG_2274a Si è tenuto ad Ischia, nella stupenda struttura dell’Hotel “Re Ferdinando” il 1° convegno su “Articolazioni e Tendini”.

Con grande pacere ho partecipato e relazionato sulle attuali conoscenze e sistemi di terapia.

Piacevole è stato l’incontro con numerosi colleghi di differenti specializzazioni.

L’occasione informale indirizzata soprattutto a fare il punto sui mezzi terapeutici ha consentito un habitus semplice (come si vede nella foto).

Un grazie agli organizzatori.

Chirurgia della Spalla: rapporto medico paziente e problematiche medicolegali


Il percorso terapeutico che conduce al raggiungimento del recupero della salute da una patologia non è scevro di errori e/o complicanze; queste aprono la strada ad un possibile fallimento dell’agognato risultato provocando gravi ripercussioni sia sulla salute del paziente sia sullo status professionale del medico.

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L’insufficiente o scarso rapporto medico-paziente può essere alla base di questo fallimento che si traduce, molto spesso, in un contenzioso per negligenza medica.

Per tale motivo, uno dei principali obiettivi del medico è quello di informare il paziente sulle difficoltà terapeutiche coinvolte nell’intento di raggiungere il risultato finale, i possibili rischi annessi a questo percorso e i benefici che si possono ottenere.

Al paziente devono essere fornite tutte le indispensabili informazioni, sia in forma verbale che scritta,  propedeutiche alla stesura del consenso informato.

Negli ultimi anni si è assistito ad uno notevole sviluppo della chirurgia della spalla con larga diffusione sul territorio nazionale al punto che oggi non è difficile consultare uno specialista della spalla in ogni regione d’Italia.

Nello stesso tempo, anche gli utenti  hanno a disposizione differenti modalità e strumenti idonei per acquisire informazioni sempre più aggiornate sull’argomento -TV, Radio, Giornali, Internet, ecc. –  e di conseguenza la richiesta di  cure molto specializzate è una costante. Tale situazione ha molto alimentato  le aspettative dei pazienti.

Gli stessi strumenti mediatici, nondimeno, hanno reso edotto i pazienti che è possibile conseguire un risarcimento economico laddove si sia verificata la possibilità di malpractice da parte del medico o inadeguatezza e carenza della struttura di ricovero e cura.

Quest’articolo non ha la pretesa di chiarire completamente l’argomento e nemmeno di risolverlo ma solo piantare un seme di riflessione e di concordia tra chi cura e chi viene curato.

La prima cosa che mi viene da dire è: “ogni atto della nostra vita è destinato alla imponderabilità del risultato proprio perché non abbiamo il dono della infallibilità” (LG).

Più volte viene citato da diversi autori, in provati documenti scientifici, che ogni atto medico e/o chirurgico può comportare il rischio di fallimento.

Ci sono molte aree di cure mediche che sono esposte al rischio di fallimento. La maggior parte dei pazienti non sono consapevoli che questo rischio non sempre è sotto il controllo diretto del chirurgo. Un buon approccio alle tematiche sulla patologia, sulla terapia, sui rischi, sul rapporto medico-chirurgico/benefici è alla base di un’intesa cordiale volta al raggiungimento dei risultati desiderati.

Molte delle richieste di risarcimento avanzate nei confronti del medico rispondono, il più delle volte, ad una corrente di pensiero che risente anche di una particolare propensione risarcitoria incoraggiata dal proprio rappresentante legale.  Certamente ognuno riveste il proprio ruolo professionale e quindi è logico che ci sia tale intendimento ma, certe volte, la presunta “colpevolezza” viene troppo facilmente assunta perché nel rapporto iniziale tra medico e paziente c’è stata poca chiarezza nell’informazione del trattamento terapeutico e di tutte le conseguenze ad esso connesso.  Quest’ultima affermazione risente di alcuni punti critici che sono appresso approfonditi.

PUNTI CRITICI

  • Aspettativa miracolosa

Il paziente parte da una visione meramente miracolosa  dell’attuale medicina ufficiale in quanto subissato da informazioni di risultati “spettacolari” ottenibili dalle moderne strumentazioni in dotazione delle strutture sanitarie e, quindi, a disposizione del medico per ottenere il successo terapeutico agognato.

  • Attribuzione del risultato

Allorquando il risultato di un trattamento è positivo, questo è definito “normale” in quanto è quello che rientra nella norma di una assistenza sanitaria ma quando il risultato non è positivo (e non voglio dire negativo) allora scatta immediatamente i pensiero che la responsabilità è assolutamente attribuibile ad “errore medico” oppure a “insufficienza istituzionale”; purtroppo questo capita perché si è smarrito il pensiero che non sempre si può agire con certezza di risultato di fronte a qualunque patologia. Se questo è ancora ben presente nelle patologie tumorali, ancora non è maturato nel pensiero in rapporto ad altre patologie (ad esempio il diabete mellito, le patologie croniche degenerative, ecc.)

  • Super specializzazioni

Queste sono definite anche di “Alta Formazione Specialistica”, una sorta di master in settori particolari della medicina che hanno lo scopo di formare il medico nella cura di determinate patologie. Tale alta formazione del medico ha ulteriormente alimentato le aspettative del paziente che difficilmente è disponibile ad accettare fallimenti.

 ANALISI DISCERNITIVA

Di fronte a questi punti critici, nell’intento di migliorare il rapporto medico-paziente, è opportuno che si tenga ben presente che:

a)      La visita clinica è indispensabile per acquisire elementi fondamentali per pervenire ad una diagnosi precisa; la storia clinica, insieme ai dati clinici generali , possono essere più importanti delle stesse indagini strumentali, anche più sofisticate,  e non sempre appropriate.

b)      Le indagini strumentali  possono e debbono coadiuvare il medico nella diagnosi ma non sostituirlo in quanto questa è appannaggio di una mente logica e analitica che faccia la summa di tutti i dati, clinici e strumentali , al fine di stabilire la giusta diagnosi.

c)       E’ altresì indispensabile illustrare bene la situazione clinica del paziente sotto tutti i punti di vista tenendo in  debito conto non solo la patologia principale ma anche le patologie concomitanti; non è da escludere anche la componente psicologica che influisce, a volte anche di molto, sul risultato finale come può essere, ad esempio, quello di un soggetto non collaborante o resistente alle precise indicazioni del progetto terapeutico.

d)      Il consenso informato deve essere un atto comprensibile per il paziente in tutte le sue parti tenendo conto del fatto che, oltre a illustrare bene quello che si vuole fare per ottenere la guarigione, è necessario informare anche sugli ostacoli che si possono frapporre a tale raggiungimento nonché  le possibili complicazioni, anche quelle più rare. In questo modo il paziente è consapevole del fatto che se ci sono imprevisti, questi non sono dovuti ad errori o deficit di assistenza ma ad un normale iter biologico della sua patologia. L’invito ai miei colleghi è quello di dedicare il giusto tempo al consenso informato poiché tutto quello che viene impiegato in questo preciso atto, sarà abbondantemente ricompensato nel rapporto equanime con il paziente.

 CHIRURGIA DELLA SPALLA

E’ indubbio che oggi Il chirurgo della spalla  deve saper offrire: competenza, capacità, innovazione tecnologica, professionalità e assistenza adeguata.

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La spalla è unica nel suo genere poiché è composta da ben cinque articolazioni e oltre trenta muscoli. Rappresenta la componente articolare più mobile del copro umano e la nostra vita reazionale deve molto a quest’ articolazione in quanto grazie ad essa possiamo effettuare tutti  quei movimenti che ci consentono una vita “comoda”. Pensiamo soltanto al gesto di mangiare, di lavarci, di disegnare, di comunicare, ecc.

Quando questa articolazione non è più valida, sia per il dolore sia per perdita della mobilità, può essere estremamente invalidante.

I risultati di un qualsiasi trattamento chirurgico o artroscopico dipendono da svariati fattori:

  1. Corretta diagnosi
  2. Informare dello stato di gravità della malattia riguardo soprattutto al grado di sofferenza dei tessuti biologici
  3. Informare delle tecniche a disposizione e perché è stata fatta quella scelta terapeutica soprattutto quando la tecnica chirurgica è  particolarmente complessa e difficile
  4. Informare che il momento chirurgico è solo una parte del percorso che porta alla guarigione e che questa è collegata ad ulteriori trattamenti conseguenti alla terapia chirurgica effettuata in particolar modo la riabilitazione
  5. Informare sulle possibili complicanze
  6. Informare della dotazione strumentale presente nella struttura e la possibilità di essere operato altrove
  7. Valutazione del risultato chirurgico ottenibile

A – RISCHI CHIRURGICI GENERALI

La chirurgia della spalla comporta dei rischi generali che sono comuni nella maggior parte delle procedure chirurgiche, questi sono:

  1. Infezione – è un evento che incide con una percentuale differente a secondo della tecnica; infatti, mentre tale rischio è pari o inferiore allo 0,5% nell’artroscopia, nella chirurgia aperta può arrivare fino al 3-4%. Le infezioni dei sito chirurgico possono verificarsi sia nella tecnica di chirurgia aperta sia nella chirurgia artroscopica. Le infezioni in chirurgia fanno parte del 18% di tutte quelle che si contraggono in ambito ospedaliero. Sono associate anche ad un rischio di mortalità pari al grado della patologia infettiva. I fattori di rischio, associati allo sviluppo di infezione del sito chirurgico, dipendono chiaramente anche dal tipo e dalla durata della procedura chirurgica indipendentemente dalla competenza dell’operatore poiché associate a patologie concomitanti tipo: diabete mellito, obesità, patologie croniche,  compromissioni del sistema immunitario.
  2. Tromboembolia – rappresenta uno degli eventi  più dannosi per il paziente e segue, per importanza, quello infettivo;  le complicanze tromboemboliche possono mettere in serio pericolo la vita del paziente. Può manifestarsi come trombosi venosa associata o meno ad embolia polmonare. Il trombo è una massa solida  che si forma per coagulazione del sangue all’interno di un sistema cardiovascolare non interrotto;  questa caratteristica lo distingue dal coagulo, che invece si forma all’esterno del sistema cardiovascolare quando si verifica un’interruzione. I trombi possono formarsi in qualsiasi punto del sistema cardiovascolare e sono sempre ancorati alla parete del vaso.    Esistono fattori di rischio, ereditari ed acquisiti, che devono essere evidenziati al fine di eseguire una corretta anamnesi ed attuare le procedure necessarie a ridurre l’eventualità di un evento trombotico. Questi fattori possono essere legati al paziente, ad eventuali malattie, alle procedure eseguite o a terapie in atto. Vi sono pazienti arischio tromboembolico “basso”: soggetti trattati con chirurgia minore artroscopica con un’età uguale o inferiore ai 40 anni e in assenza di fattori di rischio addizionali. Pazienti a rischio tromboembolico “non basso”: soggetti trattati con chirurgia maggiore artroscopica con un’età maggiore ai 40 anni ed in assenza di fattori di rischio addizionali. Pazienti a rischio emorragico “aumentato”: soggetti affetti da coagulopatie, piastrinopatie e che assumono farmaci attivi sull’emostasi.
  3. Lesione dei nervi – questo è un evento piuttosto raro con un’incidenza dello 0,4%; può produrre effetti devastanti  e, a volte, permanenti. I nervi più a rischio sono il nervo ascellare  e il nervo muscolocutaneo.
  4. Rigidità –  una rigidità temporanea della spalla è comune dopo qualsiasi intervento chirurgico alla spalla, con un rischio complessivo del 5% sebbene la percentuale maggiore è appannaggio della  chirurgia aperta in quanto le modalità e tecniche chirurgiche sono più complesse e necessitano di lunghi periodi di immobilizzazione dopo l’intervento chirurgico.

 

B – RISCHI CHIRURGICI SPECIFICI  

  1. IN ARTROSCOPIA – pur nella sua semplicità, questa tecnica chirurgica richiede un periodo di pratica di apprendimento che si acquisisce nel tempo;  la chirurgia artroscopica consiste nell’utilizzo di attrezzature complesse e strumenti a fibre ottiche avanzate che attraverso una telecamera integrata a supporti digitali e informatici fanno vedere quello che si sta effettuando dentro l’articolazione. Queste strutture richiedono una particolare conoscenza tecnologica che non può disgiungersi dalle competenze medico-scientifiche del chirurgo. E’ una tecnica che ha reso più semplice e sicuro l’atto terapeutico riducendo, nel contempo, una serie di rischi collegati alla tecnica chirurgica aperta, primo fra tutti l’infezione. Tuttavia il rischio, anche se minore, c’è sempre e non può essere sottovalutato informando opportunamente il paziente.Anche le complicazioni di tipo tromboembolico, infettivo e del tessuto nervoso vanno tenute in  giusta considerazione sempre informando il paziente. L’equipaggiamento artroscopico in chirurgia della spalla deve essere congruo utilizzando una pompa di infusione del liquido intrarticolare, di strumentazioni chirurgiche per la calibrazione del taglio, di materiali appropriati per la chirurgia. Purtroppo i chirurghi, talvolta, tollerano attrezzature di qualità minore sotto pressioni socioeconomiche e di rigide gestioni aziendali. Questo porterà a un maggiore rischio di complicazioni ed errori intraoperatorie. Materiali più vecchi utilizzati nell’atto chirurgico sono meno robusti o resistenti rispetto a materiali più moderni.  Anche se l’intervento viene eseguito attraverso piccole incisioni sulla cute, il completo recupero clinico può ancora richiedere mesi  ed in questo periodo è fondamentale prevenire e trattare il  dolore post-operatorio affinché non venga compromessa una adeguata e precoce riabilitazione che accelera il recupero complessivo e fa raggiungere rapidamente il risultato finale.
  2. NELLA RIPARAZIONE DELLA CUFFIA DEI ROTATORI – l’integrità anatomica della cuffia dei rotatori è fondamentale nella cinematica articolare. Qualsiasi lesione di uno di questi tendini può compromettere la funzione ed essere la causa di dolore. Lesioni traumatiche in pazienti giovani vengono trattate con riparazione dei tendini mentre in pazienti meno giovani la lesione può verificarsi in conseguenza di uno “strappo” degenerativo quale effetto di un processo di invecchiamento dei tessuti; in questi casi  possono essere curati con misure non riparative e procedimenti di debridement artroscopico per il controllo del dolore integrati dalla fisioterapia.  Il motivo di questa scelta sta nel fatto che la riparazione di questi tendini  in pazienti non più giovani, hanno una probabilità di fallimento della riparazione a causa della scarsa qualità dei muscoli e dei tendini.  Non è facile, per un chirurgo, sapere prima dell’intervento chirurgico se la qualità muscolare sarà sufficientemente robusta per reggere una riparazione. In base a questo criterio, è stato rilevato che il tasso di fallimento di riparazione della cuffia dei rotatori è tra il 12 e il 25% nella maggior parte degli studi.  Irisultati delle riparazioni sia in chirurgia aperta sia in chirurgia artroscopica sono uguali. Il rischio di infezione del sito chirurgico è, come si è detto,  significativamente più alto con la chirurgia aperta.  La rigidità post-operatoria è una complicanza comune che si risolve spesso spontaneamente ma possano rendersi  necessari 12-18 mesi per riprendersi completamente.
  1. NELLA INSTABILITA’– la lussazione di spalla è, nella stragrande maggioranza dei casi, conseguenza di un trauma della spalla. Questo può succedere sia per effetto del proprio  di lavoro (caduta da una scala, da un automezzo, ecc.) sia per motivi ludici ( giocando a football, caduta da bici, ecc.). La lesione che più frequentemente si presenta, in conseguenza della lussazione,   è chiamata “lesione di Bankart e Hill-Sachs. Una proposta chirurgica deve essere sempre presa in considerazione allorquando si tratta di una persona attiva giovane poiché le recidive sono molto alte mentre nelle persone anziane è preferibile non intervenire chirurgicamente poiché la percentuale di recidiva è molto più basso. In tutti quei casi di instabilità non traumatica bisogna studiare bene caso per caso poiché sono condizioni  molto più complesse che richiedono un approccio particolare ed impegnativo. In questo tipo di patologia è molto importante il ruolo della fisioterapia riabilitativa post-chirurgica in quanto, se effettuata male,  può complicare il risultato e aumentare la morbilità; per questo motivo è indispensabile che il chirurgo stabilisca un preciso protocollo di riabilitazione che deve essere correttamente applicato da parte del terapeuta. Nonostante un intervento chirurgico perfettamente eseguito e una buona riabilitazione, il tasso di recidiva dopo l’intervento di stabilizzazione della spalla si aggira intorno al 5%. La complicazione di lieve rigidità, soprattutto in termini di rotazione esterna si aggira intorno al 15° ma gradi superiori  non sono ben tollerati.
  2. NELLA PROTESICA DI SPALLA – un intervento chirurgico di protesi di spalla viene effettuato di solito sia per una grave artrosi con compromissione della normale articolarità gleno-omerale sia per fratture complesse della testa omerale. L’impianto di una protesi per artrosi grave è simile a quello di altre articolazioni e prevede la sostituzione di entrambe le componenti articolari (-) mentre per una frattura della testa omerale può essere, a volte, sufficiente sostituire solo una componente articolare (la testa omerale fratturata) ed in questi casi si parla di  emiartroplastica; in casi più gravi può rendersi necessario impiantare una protesi totale che oggi si definisce “Inversa” perché inverte il sistema di scivolamento articolare.  I risultati e i rischi per i due sistemi  chirurgici differiscono sostanzialmente. Tale procedure chirurgiche debbono essere effettuate da chirurghi esperti e qualificati. I risultati di miglioramento del dolore in caso di protesi di spalla per l’artrosi sono al di sopra del 90% mentre arrivano al 80% per la ripresa della funzione.  La protesi totale di spalla consente di ottenere  risultati leggermente migliori rispetto alla emiartroplastica  ma  le complicazioni e i rischi chirurgici sono maggiori poiché bisogna impiantare anche la componente protesica  glenoidea oltre a quella omerale.  Il dibattito su cosa sia da preferire tra una protesi totale o una emiartroplastica si è infittito allorquando sono sopraggiunte le protesi di superfice. Queste si differenziano da tutte le altre in quanto l’intervento chirurgico consiste soltanto nel sostituire la superficie dell’articolazione dell’omero con una protesi di copertura.  Chiaramente questa è una tecnica molto più semplice e meno invasiva. I rischi che possono presentarsi in questo tipo di chirurgia sono:  allentamento della protesi glenoidea con una percentuale che varia molto a seconda degli autori ma questa è una complicazione che si sta riducendo poiché recentemente sono state create nuove e più resistenti componenti glenoidee  ; instabilità postoperatoria un’incidenza compreso tra 0 e 29%; fratture periprotesiche intraoperatorie che possono verificarsi sia per manovre intese ad ottenere una buona esposizione del piano operatorio  sia durante la preparazione del canale midollare e/o dopo l’impianto protesico stesso. Tale evenienza è più facile che si possa verificare in paziente molto osteoporotici.

 

Dr. Luigi Grosso

Chirurgia e Artroscopia Spalla e Gomito

Studio sulla spalla rigida per lesione della cuffia dei rotatori


Un recente lavoro scientifico, di grande importanza per tutti coloro che si occupano di Chirurgia della Spalla, riporta lo studio effettuato su pazienti che soffrivano di spalla rigida e che risultavano positivi per la  lesione totale della cuffia dei rotatori (CDR) dopo esami strumentali adeguati a tale scopo.

Il titolo originale è:  Severe, global loss of shoulder motion not linked with underlying full-thickness rotator cuff tears”  pubblicato da Ueda Y, et al. su J Bone Joint Sur Am. 2015;doi:10.2106/JBJS.N.00910.

Il lavoro afferma che la perdita grave del ROM (Range Of Motion) e, quindi, della mobilità della spalla non mostra alcuna correlazione tra il danno anatomico e il movimento.

Il fatto che alcuni pazienti mostrano una netta riduzione dell’articolarità di spalla non è dovuto alla lesione anatomica bensì alla presenza di patologie associate tra cui la capsulite adesiva che dovrebbero indurre a ulteriori approfondimenti diagnostici strumentali.

Ho trovato questo studio molto interessante e che pone le basi per una grande riflessione allorquando ci si accinge a proporre un progetto terapeutico a tutti questi pazienti.

 

Per saperne di più vedi “Lesioni della cuffia dei rotatori“.

Problema alla spalla


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Salve,
mio padre ha appena effettuato RM per dolore alla spalla con limitazione funzionale.

Vi scrivo l’esito:

– Marcata tendinosi della cuffia dei rotatori con lesione interstiziale a carico del tendine del sovraspinato in sede inserzionale anteriore e lesione analoga nel margine superiore del sottoscapolare

– Non si rileva comunque retrazione miotendinea né fenomeni di involuzione fibroadiposa del ventre muscolare delle strutture della cuffia dei rotatori.

– Discreta ipertrofia su base artrosica dell’articolazione acromion-claveare con borsite sottoacromiondeltoidea di discreta entità.

– Marcata sinovite gleno-omerale con prevalente coinvolgimento dell’intervallo dei rotatori e della guaina del tendine CLB ove si rilevano aderenze sinoviali nel solco intertuberositario.

– Normale il cercine glenoideo e le strutture capsulo-legamentose dell’articolazione gleno-omerale.

Ciò detto vorrei chiedervi:
Da quello che ho potuto capire i tendini sono danneggiati, ma non rotti. Quindi a vostro parere si può risolvere con trattamento conservativo o è necessario intervenire chirurgicamente?

Sapete consigliarmi uno specialista per questo tipo di problematica, nella zona “centro italia”, meglio se regione lazio?

Grazie – Alex

La storia clinica e iconografica che ha riportato orienta per una patologia della spalla che si definisce: Spalla degenerativa-infiammatoria.
In questi casi è molto importante una valutazione clinica per acquisire dati che offrono allo specialista la possibilità di dare un precisa indicazione terapeutica.
Ad una valutazione orientativa sembra che ci possono ancora essere le condizioni per un trattamento conservativo ma, nel caso fosse necessario, consideri che l’intervento verrà effettuato per via artroscopica con una degenza minima e con una ripresa rapida.
Auguri

Dr. Luigi Grosso
Chirurgia e Artroscopia Spalla e Gomito
www.luigigrosso.net – luigi.grosso@aol.com

Acromion claveare (16.01.2016) 


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Il mio problema è questo:
a fine mese di luglio 2015 ho subito un agressione nella colluttazione sono caduto per terra e forse credo di aver urtato il suolo con la spalla destra! Il fatto è che dopo quel brutto momento sono cominciati i miei guai. Subito dopo preso da un fortissimo dolore alla spalla dall’acromion claveare fino alle cuffia dei rotatori mi recai in ospedale e dopo aver fatto una radiografia non vi era nessuna frattura ossea mi dimisero dicendomi che avevo solo un trauma contusivo alla spalla stare a riposo funzionale e al bisogno mettere ghiaccio e assumere qualche antidolorifico, e se il dolore fosse persistito dopo 20 giorni avrei dovuto fare un ecografia e così ho fatto! L’esito ecografico diceva che a livello dell’articolazione acromion claveare si nota distensione fluida della capsula e lieve diastasi dei capi articolari rispetto alla controlaterale nel complesso regolare aspetto ecografico dei tendini componenti la cuffia dei rotatori. Non evidente distensione della guaina del tendine del capo lungo del m. Bicipite omerale che appare in sede. Non distensione della borsa sotto acromion deltoidea. Assenza di significativo versamento endoarticolare. Preoccupato dall’esito ecografico dopo breve periodo mi sottoposi ad una risonanza magnetica! L’esito diceva questo: distensione fluida acromion claveare con riduzione del sottostante spazio adiposo di scorrimento del tendine del muscolo sovraspinato la cui area critica si presenta lievemente disomogenea come da iniziale quadro di tendinosi. Regolari le restanti componenti muscolo tendinee della cuffia dei rotatori ed in particolare: nei limiti di norma l’ecostruttura del tendine del muscolo infraspinato; nei limiti di norma l’ecostruttura del tendine del muscolo sottoscapolare. Il capo lungo del muscolo bicipite omerale è in atto normo allocato nella propria doccia anatomica e non mostra segni di tenosinovite. Mantenuta nei limiti di norma l’articolazione gleno omerale. Assenza di versamento articolare. Dopo tutto questo dopo aver fatto terapia ultra suoni laser ir dopo essere stato a ripodo per molto tempo la mia situazione è peggiorata, perché accuso dolore alla cuffia dei rotatori dolori anche molto intensi a secondo del movimento! Ma quel che è peggio e che da un paio di mesi sento sempre uno scatto dell’osso proprio nel punto acromin claveare dove l’acromion si unisce alla clavicola lo sento sempre ogni volta che alzo il braccio e a volte il forte scatto dell’osso ni provoca dolore! Sono molto preoccupato perché questo scatto che sento di continuo non mi piace e poi è diventato un incubo! non lo sopporto più! Lo sento io e con un po di silenzio lo sentè anche chi mi sta accanto! E chiaro che non è per niente normale! vi prego aiutami a capire cosa può essere…. sono piscologimente a terra. Grazie
La storia clinica che ha riportato è ben descritta e documentata.
Il suo potrebbe essere un caso di “Sublussazione acromion claveare” e lo scatto potrebbe essere legato ad una compromissione del menisco articolare.
In questi casi, alcune indagini strumentali potrebbero essere prescritte al fine di un buon orientamento diagnostico ma ciò non prescinde da una valutazione clinica che aiuterebbe molto per stabilire esattamente quali indagini strumentali effettuare e porre una diagnosi precisa e, quindi, una precisa terapia.
Si affidi ad un chirurgo della spalla.
Auguri
Comprendo le sue preoccupazioni ma per un giudizio preciso è indispensabile che lei si sottoponga ad un controllo clinico di un Chirurgo della Spalla al fine di fare la cosa più giusta per lei.
Auguri
 
grazie dottore sicuramente e quello che faro’… un’ultima cosa dottore in questi casi che tipo di esame bisogna fare per diagnosticare con la massima sicurezza il problema!! vorrei che mi rispondesse solo per una cosa mia personale… grazie dottore per la sua disponibilita’.
Possono essere diversi a seconda dei casi.
Auguri

Domanda: infiammazione sovraspinato tendine


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Buonasera mi chiamo Paolo ho 30 anni e da dicembre 2015 ho un dolore alla spalla in fase di rotazione. Non ho dolore fisso solo in alcuni movimenti tipo sollevamento o rotazione della spalla ( a anche in alcune movimentazioni giornaliere tipo inserire il freno a mano della macchina ).

Ho fatto una eco che dice” non evidenti allo stato raccolte fluide intrarticolari o peritendineee .
Moderata tendinosi del sovraspinato ,non interrotto ).
Ho fatto anche 6 terapie dal osteopatia ma. Niente nessun risultato.
Oggi sono stato da un ortopedico che non mi ha per niente soddisfatto in quanto prima mi ha detto di fare la telato, poi ultrasuoni e poi prendere il torgon per 45 giorni.
Sono in confusione totale che terapie mi consigliate ???
Grazie

luigigrossoDr. Luigi Grosso 

Le patologie della spalla sono molto complesse e di non facile identificazione. Per tale motivo, nel corso degli anni, si è andata via via delineando una figura professionale specifica: il Chirurgo della Spalla.
La sua sintomatologia può corrispondere a diverse patologie. Per capire la causa, è necessaria una visita dello specialista della spalla che effettuerà una serie di test e valutazioni cliniche adeguate a consentirgli una ipotesi diagnostica che potrà essere poi confermata da esami strumentali che prescriverà.
Auguri

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