Plastica tossica in Cucina: miti e realtà (Articolo pubblicato su yahoo.it 11/2010)


La plastica ha rivoluzionato la vita delle persone. Se diamo una sbirciata nelle nostre case, ormai la troviamo ovunque, soprattutto in cucina. Esistono però delle sostanze chimiche che se a contatto con il cibo possono essere nocive, è quindi molto importante fare attenzione a ciò che abbiamo comprato o che desideriamo acquistare.

Come scegliere un prodotto di plastica per uso alimentare? Prima di tutto leggendo le classiche etichette. Dovrebbe esserci un codice sulla scatola, o sul contenitore stesso, indicante la composizione del prodotto, alcuni invece propongono un numero all’interno di un triangolo di frecce che va da 1 a 7. I numeri 1, 2, 4 e 5 corrispondono a sostanze chimiche di sicurezza, mentre il 3 e il 6 sono sostanze nocive e il 7 è un tipo di policarbonato con bisfenolo A. Molto comune è anche il triangolo o bollino che contiene forchetta e bicchiere.

Le sostanze più pericolose: In cima alla classifica ci sono il bisfenolo A e Ftalati. Il primo è abbastanza noto, se ne sente parlare spesso in riferimento ai biberon per bambini. Quelli di nuova generazione non lo contengono, ma in passato non era così. Il bisfenolo A ha caratteristica di avere una struttura chimica che, molto simile ad alcuni estrogeni, altera l’attività dell’apparato endocrino e interferisce con la salute riproduttiva. I ftalati, invece, influiscono soprattutto sull’apparato riproduttivo maschile causando seri problemi come il criptorchidismo, malformazioni al pene, diluizione degli spermatozoi, oltre a essere collegati con la sindrome metabolica.

Tutelare la salute. Non possiamo ripulire completamente le nostre cucine da oggetti che non presentano alcuna dicitura perché acquistati qualche anno fa, ma possiamo stare attenti ad alcune cose e al loro utilizzo:

1) Evitare di riutilizzare le plastiche usa&getta, come le bottiglie di plastica che non devono essere né congelate né riscaldate. Per farvi un esempio, qualcuno le riempie di brodo o dl succo di limone (o di qualsiasi prodotto alimentare) e poi le surgela: è un errore. Le bottiglie sono prodotte con due plastiche diverse: una è il Pet (Polyethylene Terephthalato), un materiale leggero, abbastanza economico che fornisce una barriera contro l’ossigeno e il biossido di carbonio. L’altra invece è il Lexan che altro non è che polibicarbonato. Lo riconoscete perché dovrebbero riportare il famoso numero 7 di classificazione. Si sospetta che questa sostanza disperda bisfenolo A nei cibi e nei liquidi e i suoi effetti aumentano con le alte o le basse temperature.

2) Non lavare o riscaldare le plastica ad alte temperature. Con il Pet, il Lexan e altre sostanze si producono tanti oggetti, come i vassoi per il cibo a microonde, i contenitori trasparenti (per esempio quelli in cui confezionano le verdure nei supermercati) e le pellicole avvolgenti. Capite bene, qualsiasi plastica sia, che riscaldare un piatto nel fornetto non è una buona idea, così come lavarli in lavastoviglie (dove l’acqua è molto calda). Molto meglio sciacquarli a mano.

3) Moderare l’uso di piatti e bicchieri di plastica. Dopo le bottiglie, sono gli oggetti che più si utilizzano nelle case. Ne esistono anche di molto carini (colorati, a fantasia) e sono perfetti per le feste. Alcuni sono prodotti purtroppo con Pvc (cloruro di polivinile), una sostanza altamente tossica e cancerogena. Preferite quindi l’acquisto di piattini di carta, un po’ più costosi ma di sicuro più salutari.

4) Attenzione ai biberon per bambini. Un tempo la plastica dei biberon conteneva bisfenolo A, ma ne esistono ancora in commercio,. Potete immaginare che a contatto con il latte caldo sia nocivo per il benessere del bambino (influisce sul malfunzionamento del sistema endocrino). Acquistate dunque biberon certificati che riportino sulla confezione che non contengono BPA.

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